intervista a: Rich Lasner

by: migi

Rich Lasner è il creatore dei modelli Ibanez più belli, famosi e rivoluzionari degli ultimi 20 anni, proprio quelli ai quali questo sito è dedicato. Rich è stato capo del Research & Design Team dell'Ibanez Custom Shop di Bensalem, Pennsylvania, USA, sul finire degli anni '80. dopo l'esperienza Ibanez, Rich passò alla concorrente Yamaha per lasciare il segno con la famosissima RGX Pacifica e il basso Attitude, modello signature di Billy Sheehan. nel 1994, dopo una breve parentesi come disegnatore alla Peavey, Rich fondò la Modulus, nota casa costruttrice di bassi con manici in grafite, di diritto tra i migliori del mondo. nel 2002 Rich abbandona la Modulus per diventare professionista freelance nel settore. le sue ultime creature sono alcuni modelli di chitarre acustiche in fibra di carbonio per la C.A. Guitars, e la piccola graziosa Variax, modello simulatore della Line6.

l'intervista è stata realizzata grazie a un enorme colpo di fortuna, in breve: su richiesta del figlio, e in vista dell'inevitabile ritorno di fiamma che prima o poi richiama chiunque verso le proprie radici rock, Rich si mise in rete in cerca di informazioni riguardo i modelli che lui stesso disegnò, ma che non teneva in possesso. la fortuna volle che il suo sguardo si posasse proprio sulle mie chitarre postate su IbanezRegister.com, ovvero: MAXXAS MX-3MA e 540P/SHDY ("nuno" è il mio nick internazionale). dopo avere letto i commenti che accompagnano le foto sul sito e la domanda che mi ponevo su come alla Ibanez avrebbero potuto ottenere delle camere tonali da un corpo così sinuoso ed affusolato, Rich si impietosì, cliccò il mio indirizzo email e decise di rispondermi di persona. ovviamente pensai subito a uno scherzo di qualche amico, poi, man mano che ci scambiavamo emails, capìi che era proprio lui, "Il Creatore" in persona :) svenni immediatamente, non dormìi per settimane, dimagrivo a vista d'occhio, vagavo senza meta pallido e assente... poi mi rassegnai e accettai la cosa. Rich è una persona estremamente gentile, umile e "alla mano", niente lascerebbe presagire che si tratta di colui che ha rivoluzionato il concetto e il design della chitarra elettrica da 20 anni a questa parte, l'unico che è riuscito a far tremare le fondamenta degli altri due grandi marchi blasonati. nelle sue svariate emails mi ha raccontato un pò tutto di lui, la sua carriera, i retroscena, gli aneddoti e alcuni segreti molto preziosi e ricercati da un collezionista come me. questa mia esperienza unica mi ha spinto fortemente a trasformare il sito da vaga e stuzzicante idea in realtà, quindi ringrazio doppiamente Rich.

(per comodità ho separato l'intervista per argomento specifico, dal suo rapporto con la Hoshino fino alla storia di ogni singolo modello)

doverosa precisazione
alcune parti dell'intervista che segue sono condivise con parti dell'intervista che appare su IbanezRegister.com, ma non è stata copiata in alcun modo. semplicemente io e Jerry (fondatore IbanezRegister.com), entrambi contattati da Rich nello stesso periodo, abbiamo pensato di "sfruttare" l'occasione per pubblicare un'intervista ciascuno sul proprio sito. prova ne è che alcune parti della mia intervista non compaiono nella sua e viceversa. detto questo, vi invito a leggere su IbanezRegister.com ciò che non trovate qui.

HOSHINO GAKKI Co.Ltd.

ciao Rich, grazie per essere qui su Ibanez87!

grazie a te, è un piacere.

come e quando entrasti a far parte dell'American Design Team della Ibanez? cosa facevi prima?

sono entrato alla Ibanez il 4 dicembre 1984. prima ero un musicista professionista e suonavo in una band chiamata "Innersections". avevamo registrato due dischi ed eravamo andati in tour come spalla ai Weather Report (dopo la morte di Jaco). nel 1981 ero finito nella rubrica "Spotlight" di Guitar Player. quando non ero in tour insegnavo chitarra in un negozio di strumenti a Philadelphia chiamato "8th Street Music". un giorno, il rappresentante della Ibanez, mi disse che avevano bisogno di un bravo chitarrista disposto a pubblicizzare i loro prodotti ai negozianti, così ho fatto un colloquio e mi hanno preso. il discorso "design" non entrò in ballo che un anno dopo, quando le vendite cominciavano a scarseggiare e io iniziai a contribuire alla ripresa dando alla Ibanez nuove idee. Bill Reim (direttore pubblicità e marketing, ndr.) ed io ci scambiavamo in continuazione opinioni riguardo a quelle che potevano essere buone idee per migliorare i prodotti Ibanez. in seguito avemmo la possibilità di fare qualche esperimento concreto.

chi erano i tuoi collaboratori, e quale ruolo avevano all'interno dell'American Design Team?

all'inizio eravamo io, Bill Reim, che era direttore pubblicità e marketing, Mace Bailey, che costruiva i prototipi (ci furono lunghe discussioni per tentare di convincere il management a fargli fare esperienza in tale direzione dopo aver lavorato nel laboratorio-riparazioni), e Leon Reddell, il verniciatore. un anno dopo ho assoldato Bill Cummiskey per aiutarmi nel campo del "marketing & artist relations". Bill diede anche diverse idee per i prodotti. poi in Giappone c'era Fritz Katoh, principale disegnatore. abbiamo lavorato fianco a fianco con lui per lo sviluppo di chitarre da produrre in serie.

da sinistra: Bill Reim, Bill Cummiskey e Rich Lasner.
sul tavolo: primo prototipo 540Pro Saber.

Mace Bailey, colui che costruì il primissimo prototipo JEM.

Leon Reddell, unico verniciatore dell'Ibanez USA Research & Design Team.

che ne è stato dei tuoi ex-colleghi in seguito? lavorano ancora in questo campo? vi vedete ancora?

Bill Reim è Presidente della Hoshino USA dal gennaio 2003. è il primo americano ad ottenere tale incarico. ci vediamo generalmente al NAMM, ma giusto un saluto. Bill Cummiskey è Capo Promozioni alla Fender USA, in Arizona. siamo ancora amici e ci teniamo in contatto. Fritz è ancora un buon amico, appena possiamo lavoriamo insieme in qualche progetto. con Mace sono rimasto in contatto quando lavorava da Carruther's Guitars a Santa Monica, California, ma se ne andò un paio di anni fa (ho sentito dire che ora aggiusta i motori da aeroplano) e non sono più riuscito a trovarlo. con Leon ci siamo persi di vista negli anni '90, e non ho idea di cosa faccia ora.

ci puoi descrivere la gerarchia all'interno della Hoshino a quei tempi?

ho lavorato con tre presidenti alla Hoshino USA: Ken Hoshino, Mike Shimada e Tom Tanaka. Mike fu un'enorme ispirazione per me, parla correntemente diverse lingue e conosce la cultura Europea molto bene, avendo vissuto in Francia tanti anni. andavamo nei migliori ristoranti, e ad ascoltare la Philadelphia Symphony insieme. un vero intellettuale, aperto a nuove idee creative. posso dire che il mio meglio l'ho dato sicuramente quand'ero sotto la sua guida. Roy Miyahara era il Manager Generale di allora. recentemente si è dimesso dalla Hoshino in America per entrare in affari col suo progetto di medicina olistica. con Roy all'inizio è stata dura, poi ho avuto modo di lavorarci assieme e ho scoperto il suo amore per i grandi chitarristi. è cresciuto con Fritz Katoh, e la Hoshino fu il loro primo vero lavoro.

come e perchè nacque l'Ibanez Custom Shop?

quando iniziai alla Ibanez dipendevamo da loro per la costruzione di prototipi e modelli custom. la Kramer, la Jackson e altre avevano laboratori negli Stati Uniti dove potevano in breve tempo costruire una chitarra per un artista, o un nuovo modello. noi invece non riuscivamo a stare al passo. Mace Bailey e Leon Reddell lavoravano al centro-riparazioni Ibanez a Bensalem, Pennsylvania. mi accorsi del loro entusiasmo nell'imparare a costruire una chitarra. glielo proposi subito e iniziammo a costruire chitarre nel dopo-lavoro, così da non insospettire il management. un giorno Roy Miyahara ci colse in flagrante mentre costruivamo una Maxxas per Steve Vai. Roy ci portò nel suo ufficio e ci disse che avremmo rischiato il licenziamento se ci avesse beccato ancora, poichè l'assicurazione non copriva danni e infortuni nel dopo-lavoro. poi una volta esploso il successo con Vai, il management smise di obiettare e iniziò a supportarci nella costruzione delle chitarre. probabilmente, sotto sotto, non concordavano, ma il successo bastò per concederci una chance.

quali modelli disegnasti per la Ibanez, e quando?

ne ho disegnati talmente tanti che neanche me li ricordo tutti. tutti i lavori venivano eseguiti in squadra, e io ero il disegnatore-capo dei modelli Maxxas, JEM, RG (che altro non era che una JEM meno costosa), Saber (col look da "spada" voluto da Bill Reim), Power, Power-II, RD Bass, George Benson GB30, Universe, RG 7-corde ecc.

chi disegnò il manico Wizard, ancora oggi il più sottile e veloce?

decidemmo che avevamo bisogno di un manico speciale che potesse competere coi famosi manici larghi e sottili stile Jackson. avrebbe fatto parte di un progetto che includeva tre manici di sezioni diverse che potevano essere montati a scelta su un corpo ProLine. appena costruito il primo manico Wizard, avremmo scommesso che non sarebbe mai durato molto con i suoi 17mm di spessore al capotasto, era una follìa. ai chitarristi piacque molto e la maggior parte di questi manici sopravvisse a lungo, così diventarono presto un marchio di fabbrica Ibanez.

chi disegnò la paletta a becco d'oca?

il mio amico Fritz Katoh.

tra quelli che hai disegnato, quale modello preferisci, e perchè?

ho sempre amato la Maxxas. a mio parere, costruire una chitarra leggera ma con un enorme volume fu un'idea di successo, e non c'era niente di simile allora.

c'è una ragione precisa dietro il cambio dei nomi, da Radius/Power/Saber a 540R/540P/540S?

incontrammo alcuni problemi di diritti col nome "Saber" in quanto la Music Man rimise sul mercato il basso "Sabre", e ci chiese di smettere di usare un nome simile per le nostre chitarre.

cosa significa il numero "540"?

era solo un numero usato internamente nel laboratorio per i progetti, non aveva un significato particolare.

RG

quando e come venne alla luce il disegno RG?

dopo l'enorme successo del modello JEM, fummo sommersi di richieste da parte dei rivenditori riguardo a una versione meno costosa, e che la gente potesse permettersi.

cosa pensi del fatto che ancora oggi il disegno JEM/RG rimane tra i più belli e moderni mai creati?

penso che siamo stati molto fortunati. il disegno di base ha già la sua età, ma non sembra vecchio. gli elementi principali della chitarra sono ancora contemporanei e il disegno è diventato in qualche modo un classico.

il primo prototipo RG era molto diverso dal modello di produzione?

no, dal momento che non abbiamo fatto altro che prendere la JEM e ridurla di un paio di livelli di prezzo, quindi fu la JEM la nostra guida. a parte qualche ritocco qua e là, il prototipo RG era quasi uguale alla versione definitiva.

come mai disegnasti due versioni dello stesso modello, una con mascherina e una senza? quale delle due nacque prima?

eravamo in competizione con Jackson e Kramer, che avevano avuto successo con modelli senza mascherina, e per rimanere al loro livello decidemmo di offrire entrambe le versioni. questo ci ha anche permesso di poter offrire modelli RG con grafiche particolari, cosa che la mascherina avrebbe impedito. inoltre ho sempre pensato che il suono di una chitarra coi pickup sospesi in una mascherina fosse diverso se avesse avuto i pickup fissati nei rings. penso che i modelli senza mascherina piacciano particolarmente a chitarristi che suonano metal. la versione con mascherina venne fuori prima, dal momento che derivava dalla JEM.

cosa significa RG?

all'inizio c'erano le serie Roadster Guitar e Roadstar Guitar, poi nelle serie successive rimasero solo le iniziali RG. volevamo che suonasse un pò come la Gibson SG.

Saber / 540S

quando e come venne alla luce il disegno Saber?

Bill Reim aveva imparato a modellare l'argilla alla scuola d'arte, così partimmo con una serie di studi con l'argilla e iniziammo a lavorare sui corpi. nella foto sul catalogo del 1988 (vedi sopra) con Reim, Cummiskey ed io, puoi vedere il modello Saber in argilla e il suo prototipo originale sul tavolo con noi. l'idea di partenza di Reim era di fare una chitarra con una forma affilata. costruimmo il modello in argilla con un bordo simile a quello del modello definitivo. c'era anche questo corpo Saber, che vedi in foto, color marrone e con un bordo molto affilato.

di chi fu l'idea del jack obliquo sul top? e come siete riusciti a realizzarlo?

volevamo qualcosa di unico come hardware ma ci accorgemmo che un normale jack non ci stava nel corpo sottile della Saber. così montammo un normale jack da Stratocaster capovolto, verniciato dello stesso colore del corpo e lo usammo così. Fritz Katoh poi ebbe la bella idea del jack incassato.

Radius / 540R

quando e come venne alla luce il disegno Radius?

la Hoshino decise di promuovere un concorso di design tra Hoshino USA e Chesbro (il loro distributore per la West Coast). si pensava che tra East Coast e West Coast i chitarristi avessero gusti e idee differenti riguardo il design di una chitarra. Mark Wittenberg (successivamente Artis Relations Head della Fender, poi sfortunatamente scomparso) venne fuori con l'idea dalla Radius. alla Hoshino USA ci sembrò tozza e non interessante. a Fritz Katoh piacque sia la Radius che la nostra Saber, così penso di svilupparle entrambe per la produzione.

il primo prototipo Radius era molto diverso dal modello di produzione?

era più "grassa" e tozza.

quali differenze, esclusi i pickups e il circuito, ci sono tra la Radius e la JS?

Joe voleva cambiare la forma dei cornini per non sbattere la mano contro l'interno del cutaway. penso che un pò tutta la forma venne modificata di conseguenza. la bombatura della tastiera e del manico erano diversi dal manico standard Radius. inoltre i pickups di Joe erano dei DiMarzio custom, quindi la JS doveva avere questi pickups. la Radius di norma aveva i pickups IBZ/USA (DiMarzio).

Power / 540P

quando e come venne alla luce il disegno Power?

la Hoshino Japan voleva tre nuovi modelli nella serie 540. avevamo la Saber e la Radius e cercavamo un'altra idea. ci accorgemmo che non avevamo ancora una chitarra "metal" nella serie. così pensai di prendere un corpo leggermente ridotto e di angolare i bordi laterali, per un nuovo look. era ed è l'idea che preferisco di meno tra le mie.

il primo prototipo Power era molto diverso dal modello di produzione?

no, quasi identico.

per quanto tempo venne prodotta la Power? e perchè la Hoshino decise di fermarne la produzione?

credo sia stata prodotta per un solo anno, o giù di lì. vendeva veramente poco.

Power-SH / 540P-SH (Power-II)

quando e come venne alla luce il disegno Power-II?

quando ci accorgemmo che la Power non vendeva, mi chiesero di pensare a un nuovo modello. mi piaceva l'idea della Jackson di fare la paletta rovesciata, e decisi di andare oltre. poi anche Alex Skolnick voleva una sorta di chitarra rovesciata, così la provammo con lui.

perchè la Ibanez sostituì la Power con un modello completamente diverso come design e concetto ma dal nome identico?

l'idea originale Power fallì, così decidemmo per un cambiamento radicale.

come mai questo capotasto da 45mm?

i modelli Jackson più popolari avevano il capotasto molto largo, e noi avevamo bisogno di un modello per poter competere con loro.

perchè la Power-II aveva il corpo così ridotto in dimensioni?

l'ho pensata per i chitarristi metal, ho immaginato che fosse stato bello avere una chitarra facile da maneggiare.

come riuscisti a convincere la Hoshino a costruire un modello senza controllo del tono e con un capotasto non-standard per un solo modello?

in effetti fui sorpreso del fatto che la Gotoh (costruttore hardware) fosse disposta a costruirci questo capotasto in numero molto limitato. inoltre ricordo che la moda di togliere il tono, à la Van Halen, era molto forte al tempo in cui la Power-II uscì.

oltre ad Alex Skolnick c'era qualche altro chitarrista interessato a questo modello?

No!

per quanto tempo venne prodotta la Power-II? e perchè la Hoshino decise di fermarne la produzione?

credo sia durata circa un anno e mezzo o due. le vendite erano scarse e inoltre stavamo andando forte con altri modelli. dal momento che la Hoshino non produceva le sue chitarre, noi eravamo costantemente sotto pressione per far sì che le fabbriche aumentassero la produzione. così eliminando i modelli con scarse vendite, liberammo la strada alla produzione di modelli più remunerativi.

MAXXAS

quando e come venne alla luce il disegno Maxxas?

le date non sono il mio forte, quindi scusa se non sono molto preciso, ma sicuramente la Maxxas fu uno dei miei primi veri disegni originali alla Ibanez. notai che molti costruttori americani tentavano di copiare le idee di Jackson e Charvel: palette a punta, corpi con bordi squadrati ecc. io pensai di sviluppare un modello che andasse in tutt'altra direzione e con forme arrotondate. le caratteristiche principali dovevano essere le camere di risonanza scavate dentro il corpo, per dare volume al suono, l'All Access Neck Joint (che escogitai incollando una tastiera a 22 tasti su un manico a 24 e tagliando la linguetta in eccedenza) e le meccaniche autobloccanti, molto rare allora.

perchè la Maxxas non era marchiata Ibanez?

la verità è che la Ibanez era molto perplessa riguardo questo modello, tanto che ci imposero di cambiare la scritta sulla paletta altrimenti non ce l'avrebbero costruita. le varie storie che girano riguardo il fatto che la Ibanez voleva immettere nel mercato una linea di lusso che si distinguesse dalla linea normale non sono vere. semplicemente pensavano che questo modello fosse così fuori dagli schemi che avrebbe potuto danneggiare il marchio Ibanez. all'inizio doveva chiamarsi "Cirrus". la chiamai così perchè il primo prototipo era di un colore blu-cielo ed era leggero come una nuvola. successivamente usai il nome Cirrus per un modello di basso della Peavey.

come hai disegnato la Maxxas, e a cosa ti sei ispirato?

amavo il suono della Gibson ES-335 e la leggerezza della Gibson SG, e volevo una chitarra con entrambe le caratteristiche. mi sono ispirato all'idea delle due conchiglie per la costruzione del corpo dopo averla vista su alcune automobili Alfa Romeo disegnate da Pininfarina (quando erano Pininfarina) negli anni '30.

come sei riuscito ad ottenere delle camere di risonanza all'interno di un corpo così sottile e affusolato? e calcolasti appositamente le dimensioni delle camere per esaltare alcune frequenze precise?

abbiamo avuto molti problemi per la produzione di massa della versione scavata, ecco perchè esiste la versione solid-body. costruimmo il corpo in due metà, una superiore e una inferiore, come due conchiglie, le scavammo internamente con la fresa a controllo numerico, le incollammo e tagliammo, e infine rifinimmo le forme esterne e i bordi. per capire quanto legno potevo scavare, ho semplicemente disegnato il contorno esterno del corpo con dentro il contorno delle camere interne, poi ho lasciato del materiale intorno alla zona di giunzione manico-corpo, intorno ai pickups e al ponte.

come mai i modelli successivi alla Maxxas (RG, JEM, Radius ecc) non avevano l'AANJ? era troppo costoso/difficile da costruire?

per costruire l'AANJ per la Maxxas fu preso un normale manico a 24 tasti senza tastiera sul quale fu incollata una tastiera a 22 tasti. ciò lasciava spuntare una "lingua" oltre il 22esimo tasto attraverso la quale facevamo passare le viti di fissaggio. la Hoshino e la Fuji Gen non volevano investire nella costruzione di manici non standard e senza tastiera, così sul momento venne disegnata proprio pensando di utilizzare tastiere a 22 tasti su manici a 24 tasti "vuoti". la Hoshino pensava che l'AANJ fosse troppo inusuale, dal momento che l'usanza allora era quella di voler cambiare il manico con un manico Fender o Mighty Mite (kit di montaggio, ndr). sembra strano adesso, ma allora i costruttori giapponesi soffrivano di un complesso di inferiorità e pensavano che le loro chitarre non fossero un granchè.

il primo prototipo Maxxas era molto diverso dal modello di produzione?

aveva un tremolo Stratocaster verniciato dello stesso colore blu del corpo, tre tasti blu come selettori dei pickups, meccaniche autobloccanti Sperzel anch'esse blu e credo avesse anche i pickups e i rings blu. volevamo vedere se la scelta monocromatica avrebbe funzionato, come andava di moda sulle automobili allora. l'effetto era buono, ma era troppo costoso dal momento che ogni singola parte veniva costruita su ordinazione in colore blu.

per quanto tempo venne prodotta la Maxxas? e perchè la Hoshino decise di fermarne la produzione?

la produzione Maxxas durò circa tre anni sia in versione solid-body che semi-hollow. a volte saltavano fuori anche strani prototipi di Maxxas, per esempio con tastiera prolungata o con un solo pickup. ma altri nostri modelli presero il sopravvento, e così la Maxxas venne sacrificata.

grazie Rich per tutto quello che hai fatto e per averci concesso questa intervista.

grazie a te, è bello sapere che c'è chi apprezza il tuo operato. a presto!

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